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E-ROUTES: le Gouaches, iconografie di viaggio

Di seguito alcuni esempi.


Nel 1769 P.-J. Volaire si stabilisce a Napoli e l’attività eruttiva quasi permanente del Vesuvio per più di un decennio, gli offre la possibilità di dipingere drammatiche rappresentazioni notturne del vulcano in eruzione nelle quali la presenza della luna aggiunge un ulteriore segno cosmologico e problematico.

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Jean Baptiste Claude Richard abbé de Saint-Non, disegnatore e incisore all’acqua forte e all’acquatinta, nel 1778 diede incarico a Vivant Denon di un viaggio-spedizione a carattere scientifico per descrivere la parte più sconosciuta dell’Italia del sud, le isole Eolie e la "selvaggia" Sicilia. Il "Voyage pittoresque" sarà pubblicato in quattro volumi dal 1781 al 1786. Opera unica, complessa, imponente, prestigiosissima, annovera 542 tavole all’acquaforte e ancor oggi rappresenta una meraviglia tipografica.

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Il Vesuvio nella letteratura svedese: Jacob Jonas Bjornaståhl (1731-1768). Nella sterminata galleria di ritratti della Napoli settecentesca un posto di rilievo spetta allo svedese Jacob Jonas Björnståhl, orientalista e professore di Filosofia dell’Università di Uppsala, che visitò la capitale borbonica e il Vesuvio nell’estate del 1771, nel corso di un singolare, lunghissimo viaggio in Europa. L’opera di Björnståhl assume anche la dimensione di un originale, prezioso documento per la conoscenza della Napoli di quel tempo.

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Lo studio dei fenomeni vulcanici nelle precise ed analitiche annotazioni di Sir William Hamilton e le magnifiche illustrazioni di Pietro Fabris, apprezzato paesaggista e pittore di corte. William Hamilton diplomatico, naturalista e collezionista d’arte, fu ambasciatore del re d’Inghilterra presso il Regno di Napoli, e si fermò nella capitale borbonica 36 anni. Durante il suo soggiorno, si appassionò allo studio del Vesuvio e dei fenomeni sismici che avvenivano nell’Italia meridionale. Effettuò una serie di importanti osservazioni sulle eruzioni vesuviane che compendiò in forma di lettere inviate alla Royal Society di Londra.

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Il Vesuvio nella letteratura spagnola: Juan Andrés. Erede di quell’enciclopedismo di tradizione ispano-italiana, Andrés nel 1785, giunge a Napoli. Le sue impressioni pur nella ricchissima letteratura di viaggio, restituiscono un’immagine tuttavia inconsueta della Capitale del Regno di Napoli nella seconda metà del settecento. L’erudito abate spagnolo documentò gli aspetti di un vivace panorama culturale di cui solo rarissimi viaggiatori sono riusciti a dare conto.

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