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Il museo di Meccanica Agraria è intitolato al prof. Carlo Santini (Napoli 1895-Milano 1963), che raccolse a partire dagli anni ’30 del Novecento la maggior parte delle macchine presenti nell’Istituto. Apprezzato per le sue ricerche sperimentali, in particolare sulla trattrice agricola, il suo contributo agli sviluppi della meccanizzazione dell’agricoltura in Italia è unanimemente riconosciuto.

Inizialmente le raccolte avevano scopi puramente divulgativi e didattici, destinate agli studiosi di varie discipline per sperimentare e valutare le nuove tecniche di coltivazione, che si andavano affermando proprio grazie all’uso delle macchine.

Gli esemplari più rappresentativi del Museo vanno dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento; vi hanno un posto di rilievo le macchine motrici per la trazione funicolare, le trattrici cingolate a trazione elettrica e una trattrice a quattro ruote motrici del 1950.

Ricca di suggestioni, riguardo al lavoro dei campi ed ammirevole per completezza, è la raccolta di aratri, dai tipi più antichi a chiodo, ancora in legno e destinati alla trazione animale, fino alle forme più recenti in cui compare il vomere, quale elemento rovesciatore degli strati di terreno. Sono altresì presenti i primissimi esemplari di macchine seminatrici a righe, di trapanatrici, falciatrici e trebbiatrici operanti a punto fisso.

La collezione museale ripercorre la storia della meccanizzazione agricola, che ha svolto un ruolo fondamentale anche nella trasformazione del paesaggio rurale e testimonia le conquiste scientifiche e tecnologiche della meccanica agraria, che hanno determinato lo sviluppo dell’agricoltura nell’età moderna.

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