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Presso il Museo Botanico Orazio Comes di Portici è conservata una collezione di 189 esemplari di droghe vegetali di interesse medicinale, alimentare e industriale, provenienti dalla storica ditta “Carlo Erba” di Milano.

Della raccolta non si avevano notizie né sull’epoca né sull’autore della sua costituzione fin quando una nota inventariale di un registro, datata 8 marzo 1937 che attestava l’acquisto di 192 esemplari di droghe vegetali per una cifra pari a 1600 £, ha permesso di ricostruirne tutta la storia attraverso l’esame della documentazione amministrativa per gli anni 1936-1937 dell’allora Istituto Botanico della Facoltà di Agraria di Portici della R. Università degli Studi di Napoli, diretto dal 1932 al 1947 dal prof. Giuseppe Catalano, che aveva un particolare interesse scientifico per le piante officinali. Infatti, dal 1948 al 1959, ricoprì la carica di direttore della Stazione sperimentale per le Piante officinali dell’Università di Napoli e di membro consultivo dell’apposito sottocomitato del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Treccani, Biografie).

Proprio il ritrovamento di un ampio e dettagliato carteggio originale, per gli anni 1936-1937, tra il prof. Catalano e la società milanese “Carlo Erba”, ha consentito di delinearne tutto il processo di realizzazione e acquisizione che rende questa raccolta un unicum nell’ambito delle collezioni scientifiche museali italiane. Gli esemplari, conservati in barattoli di vetro sigillato, sono rappresentati da piante intere o parti di esse: rizomi, radici, fusti, foglie, semi, frutti, boccioli fiorali, cortecce, legno, gemme o da essudati come resine e gomme. La gran parte è rappresentata da droghe ad uso medicinale, circa il 14% dei campioni è invece rappresentata da droghe ad uso alimentare (liquori, pasticceria) ed una piccola parte è rappresentata da droghe ad uso industriale (vernici, profumi, prodotti cosmetici). 28 essenze vegetali, per il principio attivo particolarmente difficile da dosare e pur essendo utilizzate in medicina da secoli, sono classificate come “velenose” e rese riconoscibili da un cappuccio di carta nera ed un’etichetta con la scritta “veleno”.

Testi: Antonella Monaco, Pina Chianese, Marisa Idolo
Foto: Antonello Migliozzi, Mauro Fermariello